lunedì 5 agosto 2013

Le bianche braccia della signora Sorgedhal di Lars Gustafsson

Copertina di Le bianche braccia della Signora Sorgedahl
I ricordi filosofici di un anziano signore
La lettura di questo libro è stata simile al tentativo di meditare, ovvero quando si cerca di concentrarsi ma la mente fugge via.
Nel racconto l'autore parla a ruota libera di un'estate della sua adolescenza, ogni capitolo equivale più o meno ad un ricordo, ma le divagazioni, spesso filosofiche talvolta no, sono così tante da farmi perdere. Infatti la sensazione è che il libro sia fatto più dalle divagazioni che dai fatti, sono le riflessioni ed i pensieri i veri protagonisti.
Nonostante mi sia in un certo senso affezionata a questo anziano filosofo e ritenga che il suo modo di scrivere sia tutto sommato piacevole, ho trovato questo libro avvincente solo in alcune sue parti (vedi citazioni) ma nel complesso un po' noioso.

Citazioni:

"Tutto quello che mi serve del mio paese ce l'ho nella memoria. Mi muovo senza sforzo come un vecchio sciamano groenlandese che da tempo ha imparato l'utile arte di liberare l'anima dal corpo e di mandarla in giro per il mondo"

" I quadri alle pareti erano scuri, seriosi. Non particolarmente artistici. Erano quel genere di quadri che già da lontano ci dicono che sono quadri e che in realtà non hanno nient'altro da dirci che questo: che sono quadri. Si potrebbe affermare che in sostanza non rappresentano nient'altro che se stessi."

"Ma non è proprio ciò che Cicerone chiama < loquacità senile >? Un parlare a vanvera di questo e di quell'anziano che non riesce ad arrivare dove voleva arrivare? Curioso. Perchè io so esattamente dove voglio arrivare."

"Quanto riescono a essere insopportabili le persone allegre!"

"Gli appartamenti delle persone assenti, mi venne in mente, possono diventare il negativo delle loro vite"..." Una bella donna assente non lascia nessuna impronta nell'aria vuota. Nel suo appartamento però sì."

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