lunedì 5 agosto 2013
La ragazza di nome Giulio di Milena Milani
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Un libro controverso
- L'ho trovato in uno scatolone di libri vecchi regalatomi da un amico, incuriosita sono andata a documentarmi prima di leggerlo. Nel 1964 quando questo romanzo uscì venne considerato "pornografia", letto ai giorni nostri mi è parso un bel libro, con dei difetti, ma un bel libro. Ho avuto sensazioni contrastanti durante la lettura ma la sensazione residua lasciatami è nel complesso positiva, sì, mi è piaciuto.
La storia si dipana dall'infanzia fino alla gioventù di Jules, gli anni sono pochi, ma le esperienze vissute dalla protagonista sono talmente tante e intense che sembra il racconto di una vita intera.
Il linguaggio usato dalla Milani si modifica con l'evoluzione del romanzo, si adegua all'età dell'io narrante.
La bambina Jules è un misto di candore e malizia, di ingenuità e furbizia, in eterno contrasto tra ciò che è bene e ciò che la sua natura le impone. Si può definire la storia tragica di una dicotomia interiore profonda, di una lotta con se stessa che non ha una vera evoluzione, la protagonista pur di conservare la sua interiorità al riparo dagli altri, pur di non mostrare la sua anima, arriva ad accettare che non sarà mai felice, sembra che perda in partenza, che rinunci da subito a trovare un equilibrio tra sensi e raziocinio.
In questo romanzo ogni cosa viene esaperata, i fatti si susseguono quasi in modo paradossale ed ci si chiede " ma proprio capitano tutte a lei? Ha una calamita per certi approcci?". Ed è forse questa esasperazione reiterata che ritengo il difetto del libro, alcuni passaggi diventano ripetitivi e pesanti, tuttavia servono a rendere perfettamente l'idea di un cervello sempre in moto, di uno spirito tormentato da pensieri ossessivi e ricorrenti.
La parte che mi è piaciuta di più e che mi ha fatto provare più vicinanza con Jules è stata quella in cui lei finalmente ama davvero, ed ho quasi sperato in una chiarificazione del suo mondo interiore, di una sua riappacificazione, in un lieto fine, che purtroppo non arriva.
L'autrice ci lascia in compagnia di un finale allucinato e senza speranza, di un personaggio al di sopra delle righe forse in parte autobiografico."Ho sempre cercato di scrivere come se tutto fosse vero, e anche autobiografico. Amo confondere le carte. E attribuire ai miei personaggi pensieri e azioni che potrebbero appartenermi."(LA RAGAZZA DI ALBISOLA, MILENA MILANI intervistata da Alina Rizzi)
Un vero peccato che questo romanzo sia stato etichettato come "erotico", è una casella che gli va stretta, è molto di più e merita un posto diverso nella narrativa moderna.
Gli ospiti di quel castello di Ercole Patti
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"Si possono fare delle scoperte bellissime, delle letture illuminanti ma il vero senso, il sapore della vita è passato per sempre e ci si è incamminati su un'altra strada che può anche essere lunghissima piena di onori e di successi che in fondo come meta sicura ha la morte."Dopo questa frase a Pagina 13, tutto sommato interessante, il romanzo ha cominciato a perdere interesse per me… Già lo stile erotico mi interessa il giusto, se poi l'erotico si mescola con il surreale e il malinconico è meglio lasciar perdere.
Enigma in luogo di mare di Fruttero e Lucentini
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Non è ora per questa lettura
- Un capolavoro di superficialità. Da non intendere in senso ironico o sarcastico ma seriamente. Fruttero e Lucentini hanno il dono di saper raccontare anche il nulla in modo superbo, mescolando una prosa raffinata a modi di dire ed espressioni gergali anche di bassa lega, creando uno stile personalissimo.
Il libro si presenta più come una sorta di commedia ricercata piuttosto che un giallo, i personaggi (tanti, troppi!!!) vengono disegnati con pennello sapiente creando un quadro macchiaiolo.
Ormai conosco lo stile di F e L, infatti ho scelto di leggere questa storia come pausa di ristoro, evitando eccessivi coinvolgimenti emotivi e mentali. Il problema è che per quanto riesca ad apprezzare razionalmente la qualità di questi due scrittori mi annoio se non vengo coinvolta in modo più profondo, in una settimana ho letto a pezzi e bocconi solo 125 pagine... ogni tre righe inevitabilmente vengo distratta da qualcos'altro.
Poiché nessuno mi ha imposto la lettura di questo libro ( se non io stessa a fini quasi terapeutici ), posso anche decidere di lasciarlo perdere, e dedicarmi a qualcos'altro che forse in questo momento sia più adatto a ciò che vado cercando.
Honeymoon di B.Yoshimoto
Genereletteratura internazionale
Editore:Feltrinelli
Collana:I canguri
Data uscita:16/09/1999
Pagine:112
Lingua:Italiano
Traduttori:Giorgio Amitrano
EAN:9788807701177
Editore:Feltrinelli
Collana:I canguri
Data uscita:16/09/1999
Pagine:112
Lingua:Italiano
Traduttori:Giorgio Amitrano
EAN:9788807701177
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Ozio contemplativo ( 4,6 stelle)
- Modo di scrivere un po' infantile ma al tempo stesso profondo.
Se anche i nomi fossero occidentali si avvertirebbe subito che la storia è nipponica per il modo di pensare, di affrontare le cose, ci respiro l'anima dei cartoni animati giapponesi che guardavo da bambina, i cui protagonisti avevano un modo di ragionare molto lontano dal nostro e forse affascinante proprio per questo.
Le riflessioni più belle le trovo a metà libro, non fanno una piega, le sento quasi terapeutiche, sembrano rivolte direttamente a me e alle mie angosce esistenziali.
Manaka è la contrapposizione in positivo di Hiroshi, da risposte semplici e tuttavia non scontate, risposte filosofiche sulla vita e sulla morte per le quali potrei definirla una giovane saggia.
Trovo insolito che la protagonista femminile sia una persona senza particolarità, senza interessi, la sua seraficità sembra quasi apatia; da come si descrive non è certo la persona che vorrei come amica, la trovo completamente priva di attrattive... Eppure nel libro il suo ozio fisico e mentale appare quasi interessante.
Ho adorato la parte in cui si parla di Olive, la cagnolina, è proprio l'amore per lei a rendere i personaggi veramente vivi e le parti in cui se ne parla mi hanno toccata nel profondo.
La seconda parte del libro è quella un po' più chiarificatoria rispetto alla storia però è anche quella che mi è piaciuta meno, forse perché mi è parsa eccessiva e un po' forzatamente macabra in alcuni punti, rovinando in parte un romanzo che potevo considerate perfetto.
Da profana credo che il lavoro di traduzione sia difficile dal giapponese ma in questo caso ottimo, a tal proposito pubblico questo link su Giorgio Amitrano.
Citazioni:
"Il paesaggio che Hiroshi vede con gli occhi del cuore è infinitamente più triste del mio, pensavo spesso. Per quanto potessi stringergli la mano, abbracciarlo forte, quel paesaggio lì non avevo modo di cambiarlo.""Adesso io sono viva, dissi. E che tu ti preoccupi o no, quando sarà il momento di morire, morirò." ...." Siccome eri abituato a quello stato di preoccupazione continua, adesso hai paura di un modo diverso di vivere, tutto qui." ... "Invece di lasciarti dominare dal modo di pensare a cui ti sei abituato in tanti anni, cerca di vivere serenamente, come faceva Olive""Ci sono cose di un posto che non si ricordano se non tornandoci, e io assaporai quel momento di riconoscimento. Dava una sensazione di libertà."
La meccanica del Cuore
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Sconsigliato ai maggiori di anni 15
- Ma che cosa mi aspettavo da un libro del genere? Leggendo la trama a cosa pensavo di andare incontro? Mah, sicuramente ad una favola, ma certamente più matura a livello stilistico. Anche sui contenuti ho qualche riserva, specialmente alla fine la storia fa acqua da tutte le parti.
Il libro parte bene, purtroppo si rovina abbastanza presto. Sembra scritto da uno schizofrenico, poche frasi belle e profonde si alternano a molti luoghi comuni e pensieri abbastanza infantili. Lo definirei carino, ma neanche troppo…
Non mi sembra un romanzo adatto a menti adulte, l'impronta adolescenziale è troppo forte per i miei gusti.
La Peste di A.Camus
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Una monotona sciagura (3,4 stelle)
- Premetto che ritengo Camus un genio prima di affermare che nel suo complesso questo libro non mi è piaciuto molto. Avevo letto “Lo straniero” con insospettata facilità e avevo, a torto, da questo romanzo le stesse aspettative.
Le pagine sono stagnanti della ripetitività delle morti e della malattia, della monotonia di atti divenuti meccanici dopo aver visto il dolore e le sofferenze di migliaia di persone, della gente che non vede più il futuro ma solo l’essenziale da fare per adeguarsi e tirare avanti.
Capisco perfettamente che con lo stile narrativo “noioso” e distaccato adottato abbia voluto rendere reali e far provare sulla pelle del lettore le sensazioni opprimenti della pestilenza e di tutto ciò che da essa consegue, ma non abbandonare questo libro mi è costata molta fatica.
Ovviamente ho proseguito perchè Camus non è un autore che si possa abbandonare come un qualsiasi scribacchino senza importanza, i concetti che esprime valgono la pena di un po’ di sofferenza, tuttavia non posso dire che questo romanzo mi rimarrà nel cuore.
Le citazioni da riportare sarebbero parecchie ma mi limito a scriverne solo due o tre e lascio a coloro che sono interessati la fatica di leggersi il libro per scoprire qua e là le perle che contiene.
Citazioni:
“ Nessuno, tra noi, aveva più grandi sentimenti; ma tutti portavano sentimenti monotoni....”
“ ...l’abitudine alla disperazione è peggiore della disperazione stessa.”
“...la peste aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore infatti richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi.”
Il vento caldo del Garbino di G.Alberico
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Il Garbino marcio (3,5 stelle)
- Questo romanzo non è niente di trascendentale come avevo previsto ma si è rivelato più profondo di quanto mi aspettassi. Certo, avrebbe potuto essere un bel drammone esistenziale aprofondendo le tematiche ma sicuramente la scrittrice ha voluto tenere toni più da commedia all'italiana, dove si piange con una certa ironia.
La scrittura è scorrevole, lineare senza essere sciatta, contenente qua e là qualche chicca di raffinatezza.
I personaggi che animano la storia sono diversi ed è impossibile non riconoscersi o riconoscere qualcuno tra di loro, sono abbastanza comuni, con problemi comuni, per questo forse ci appaiono familiari.
Il racconto in linea di massima mi ha trasmesso un po' di malinconia, il vento torrido è arrivato anche nella mia casa mentre lo stavo leggendo ed ha portato tutto il marciume di pensieri che il caldo solitamente risveglia.
I protagonisti affrontano i loro punti dolenti in 3 giorni di calura terrificante, fanno i conti con le loro piccole e grandi miserie e incomprensioni, tirano un po' le fila della loro vita che non si può definire felice al cento per cento, ma detto fra noi, quale vita può esserlo?
Citazioni:"...si sentiva della consistenza di una maionese impazzita, fatta di elementi non fusi, galleggiava."
" Il corpo ricorda e ricorda a tradimento"
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Nonostante il mio apprezzamento per l'autrice questo romanzo mi ha lasciata perplessa, avevo grandi aspettative che sono state in parte disattese. Dopo la folgorazione con " I giorni felici" qui ho sentito un lieve calo, tutto è più evidente, palese, macroscopico…e meno originale. Nel romanzo precedente c'era una maggiore raffinatezza nell'analisi familiare, una ricerca molto interessante della storia televisiva, sentimenti più sottili, qui tutto è amplificato ed eccessivo.
Verso il finale ho avuto un po' di difficoltà , me lo so sono dovuto rileggere perché non avevo ben capito il dipanamento della storia e il suo tragico epilogo (colpa anche mia che leggo la sera mezza morta di sonno). Forse ad un certo punto la narrazione è "implosa", come dice la mia amica anobiana Daisy (abbiamo letto questo libro più o meno in contemporanea scambiandoci pareri) oppure è semplicemente diventata difficile da seguire per il mescolamento di passato, presente e sogno.
La sensazione è che i libri della Ciabatti siano molto autobiografici, che ella si ritrovi in qualche modo nei suoi personaggi. Ho trovato curioso il fatto che si sia infilata letteralmente nella storia, la sorella del ragazzo travolto in auto dalla protagonista si chiama proprio Teresa Ciabatti, e la domanda sorge spontanea: sarà un fatto accaduto davvero alla sua famiglia o la scrittrice si è divertita a giocare con il lettore? Sorge spontanea anche un'altra domanda: ma la Ciabatti è cattiva e crea i personaggi a sua immagine oppure si costruisce un personaggio che assomigli alle sue protagoniste? Chissà…forse entrambe le cose.
Lo stile letterario è piuttosto scarno, quasi gergale, non è evidente una ricerca stilistica, a meno che la ricerca non sia proprio nel voler rendere il libro fruibile al lettore medio, o meglio ancora a voler rendere la mediocrità mentale e di linguaggio dei personaggi.
Il quadro presentato è sempre lo stesso del romanzo precedente, una famiglia bella solo in apparenza, un rapporto padre-figlia conflittuale, vite che si auto-distruggono … l'affresco proposto da Teresa Ciabatti è estremamente deprimente, gente che ha tutto e riesce a rendere la propria vita un'inferno, forse perché in quel tutto poi alla fine manca l'essenziale: l'amore.
Citazione:
"Mai sottovalutare i cretini… il mondo è fatto prevalentemente di cretini, sono quelli che bisogna controllare"