lunedì 5 agosto 2013

Gli anni fulgenti di Miss Brodie di M.Sparks

Copertina di Gli anni fulgenti di miss Brodie

Deliziosamente noioso

Leggero e ironicamente inglese nella prosa.
Miss Brodie è un personaggio un po' sopra le righe che dietro questa presentazione fulgente , da commedia all'inglese, mi appare come una figura malinconicamente triste. In fin dei conti muore sola e tradita dall'allieva in cui riponeva maggiori speranze.
L'ironica leggerezza, che teoricamente è il pregio di questo libro, non me lo fa apprezzare fino in fondo, non posso certo annoverarlo tra i miei generi preferiti, forse perchè in fin dei conti non l'ho trovato sufficientemente profondo. Vedrei invece volentieri la trasposizione cinematografica.
Seppur con molte divergenze mi ricorda il film "Monalisa Smile" di cui ignoro la genesi ma ho il sospetto che lo sceneggiatore una vaga ispirazione da questo libro l'abbia presa.

Tristano muore di Antonio Tabucchi

Copertina di Tristano muore

Con le parole di Tristano
Sono arrivata in fondo a questo libro (e per fortuna oserei dire, visto che le ultime due pagine sono illuminanti)giusto perchè l'ha scritto Antonio Tabucchi, non me la sentivo di fargli un affronto abbandonandolo.
Questo monologo di un Tristano moribondo è pesante, logorroico, allucinato, caotico nel rimescolio di ricordi reali e sognati, difficoltoso da seguire per come è scritto (in questa narrazione mi ricorda molto Saramago)e per i vaneggiamenti dovuti alla morfina. Non c'è che dire: Bravo Tabucchi, hai reso perfettamente l'idea e sei riuscito a gettarci realmente accanto a quel capezzale.
Dopo questa premessa c'è comunque di positivo che ho incontrato dei concetti esposti così bene che solo quelli valevano la pena di aver letto questa storia. Ho trovato l'espressione di stati d'animo a me molto comuni ma per i quali non sono mai riuscita a trovare le parole giuste per farmi capire, per esprimerli. La paura della morte, quella che Tristano dice si provi una volta sola, è talmente ben esposta che ho sentito un tuffo allo stomaco riconoscendo immediatamente la sensazione e contraddicendo subito il narratore, no, c'è chi questa paura la prova molte volte anche durante la vita, non solo quando si arriva alla fine. Personalmente queste sensazioni le vivo da sempre, e non è che che il provare queste angosce mi fa da allenamento per soffrire meno quando si arriverà al dunque...no, è una sofferenza reiterata che nulla toglie a quella che verrà.

Ovviamente le citazioni saranno riferite proprio a questi passaggi che ho ritrovato così miei, così veri.
Finalmente ho trovato le parole per esprimere il mio sentire, e questo grazie al mio amato e faticoso Antonio Tabucchi.
"Mi riferivo alla sensazione di una nostalgia molto intensa, riprendeva Tristano...troppo intensa...devastante...ma non è propriamente nostalgia, è come uno struggimento spaventoso e astratto, perchè la nostalgia presuppone l'oggetto di cui si ha nostalgia, e per la verità non è che io abbia nostalgia delle immagini che all'improvviso si mettono a scorrere davanti ai miei occhi come una pellicola <...> insomma non è propriamente nostalgia, è come una vaga inquietudine che diventa anche una forma di paura, però mescolata a un senso di assurdità, e dentro questo senso di assurdità c'è un terrore intenso che mi annienta <...> e il mio corpo implode, sento un grande freddo, le mani e i piedi mi si gelano..."
" La vera paura è quando l'ora è fissata e sai che sarà inevitabile...è una strana paura, insolita, si prova solo una volta nella vita, e non si proverà mai più, è come una vertigine, come se si spalancasse una finestra sul niente, e lì il pensiero annega davvero, come se si annientasse. E' questa la vera paura... <...> Una bella morte...che sciocchezza, la morte non è mai bella, la morte è laida, sempre, è la negazione della vita...Dicono che la morte è un mistero, ma il fatto di essere esistito è un mistero maggiore, apparentemente è banale e invece è così misterioso..."

Questo amore di Roberto Cotroneo

Copertina di Questo amore
Parte bene ma poi si ferma
La maggior parte dei commenti che ho letto su questo libro è positiva e questo mio andar controcorrente in effetti mi ha posto dei dubbi, tuttavia rimane il fatto che a me non è piaciuto.
Ma diamo a Cotroneo ciò che è di Cotroneo, l'autore in una cosa è stato bravo senz'altro: nel calarsi perfettamente nell'io narrante, sembra proprio una donna quella che parla in prima persona.
Ho trovato le prime pagine coinvolgenti, poi tutto si è sgonfiato, nel giro di pochissimo mi sono ritrovata a leggere senza piacevolezza, solo per vedere come andava a finire il racconto.
"questo amore" è troppo romantico, troppo sdolcinato per le mie corde, lo trovo più di apparenza che di sostanza, scritto bene per carità, ma, sotto una forma abbastanza intellettuale, a me è parso un po' banale.
Apprezzo molto di più Cotroneo come blogger e recensore che come scrittore, a tal proposito ecco il link al suo Blog

Il quinto figlio di Doris Lessing

Copertina di Il quinto figlio
Un Incubo
Ritratto feroce di un istinto genitoriale malato, di una ricerca spasmodica e patologica della famiglia perfetta, felice e colma di figli. Perfezione che viene distrutta all'arrivo del quinto figlio .
C'è molto in questo libro riguardante la famiglia, le trappole in cui si cade credendo di essere nella ragione mentre si è solo nella pretesa della perfezione a scapito di qualsiasi cosa. Doris Lessing non spiega, si limita a dar voce ai pensieri e alla pochezza della madre, vera protagonista. Una madre che verso la fine pare avere un barlume di lucidità che tuttavia non porta ad una vera crescita interiore.
In questo libro l'autrice riesce a trasmettere un'angoscia, una sospensione degna del miglior thriller, le pagine scorrono vorticosamente e ci portano in breve tempo da un quadro idilliaco ad una discesa agli inferi, con sentori fantastici di creature inumane. Pur non essendo madre ho vissuto questa lettura in modo molto forte, mi ha coinvolta e stravolta lasciandomi addosso una grande inquietudine.

Citazioni:
"E infine l'orrore, ed era questo che Harriet provava , un orrore sempre crescente. Finì per chiudere Ben nella sua stanza, lontano dagli sguardi. <...> Entrambi, infatti, erano segretamente convinti-e non se lo dicevano perché si vergognavano dei sentimenti che provavano nei confronti di Ben- Che lui si fosse imposto a loro, costringendoli a metterlo al mondo, invadendo la loro quotidianità, che era incapace di difendersi da lui o da quello che lui significava."
"La verità è che volevamo essere meglio degli altri. Anzi, eravamo convinti di esserlo."


Timbuctù di Paul Auster

Copertina di Timbuctú

Caro Mr.Bones (3,6 stelle)
Se non avessi letto subito l'ultima pagina! Forse scoraggiata dall'inizio avrei mollato. Poi però, letta la fine, dovevo capire cosa portava Mr. Bones a quell'epilogo, e sono andata a ritroso, praticamente ho letto il libro al contrario!
Inizialmente lo stile di Auster non mi era piaciuto, andando avanti nella storia è diventato piùcoinvolgente  ma non è riuscito con quest'empatia a colmare il senso di tristezza che mi ha suscitato questa storia.
Mr. Bones... Eh, caro mio, come previsto sei riuscito a farmi piangere...
Io ce l'ho con me stessa... Gli animali sono il mio tallone di Achille, come posso pensare di leggere un libro in cui si parla di Timbuctù? Sì, perché Timbuctù è un aldilà dove uomini e animali si ritrovano, e con questo ho detto tutto.
Non ho capito se questo romanzo mi sia piaciuto o meno… Ma sì è bello dai, il libro è bello, sono solo arrabbiata con l'autore perché mi ha fatta soffrire con una storia simile.

Sorelle di Lidia Ravera

Copertina di Sorelle

Camaleontica
In questo libro Lidia Ravera si conferma iscritta al club delle scrittrici che mi piacciono.
"Sorelle" contiene tre racconti, in ognuno viene affrontato il tema da punti di vista diversi e con uno stile diverso.
Nel primo "Sorelline" la scrittura è deliziosamente ricca ed ironica, anche se trovo poco plausibile che un linguaggio così articolato faccia parte del comune vocabolario di un'adolescente. Verso il finale la storia è un po' paradossale ma rimane comunque piacevole da leggere e fonte di interessanti spunti di riflessione sui rapporti familiari in genere e sulle famiglie allargate.
Nel secondo racconto "Sorellastre" l'autrice usa toni da commedia alla Woody Allen per descrivere la tristezza e il vuoto presente nella vita di una delle due protagoniste, è il più breve dei tre e quello che ho apprezzato di meno.
Nel terzo racconto "Sorelle" possiamo riconoscere tutta la versatilità della Ravera. Lo stile si adegua a ciò che si racconta, ovvero non si gioca più a fare del dramma una commedia ma si analizza in modo profondamente doloroso un rapporto spezzato dalla malattia.
Pur restando fermo il fatto che ciò che ho letto finora di questa autrice mi è piaciuto, mi viene il dubbio se questo suo essere così camaleontica nasconda una mancanza di personalità stilistica, se questo suo adeguarsi alle situazioni raccontate nasconda un'incapacità di trovare uno stile univoco e riconoscibile.
Credo che per fugare questi miei dubbi dovrò leggere (con piacere) altri suoi libri.

Citazioni:

"Se una persona vuole ricevere lettere molti simili alle sue dovrebbe scriversi da sola"

"Certe volte togliendo si raggiungono risultati più devastanti che aumentando."

" Avrei voluto dirle che voler bene non è necessariamente controllare, esercitare pressioni e imporre la propria presenza in virtù del fatto che si è madri o padri o marito o sorelle maggiori…"

"Niente ha alcun potere sulla morte, luogo della sconfitta della parola"

"Per i bambini è la ripetizione la medicina contro la paura di morire. La stessa fiaba milioni di volte, e che quando finisce ricominci."

" Insopportabile è sapere quando finirà la tua vita. Nessuno sopporta di sapere. Io so che morirò. Tu sai che morirai. Io so che morirò prima di te. Tu non vuoi sapere quando morirai e io nemmeno."

martedì 18 dicembre 2012

Lucernario di Josè Saramago

Copertina di Lucernario

Forse perchè è dall'inizio che bisogna partire... (4,5 stelle) 
 
Inizio con il dire che a mio parere gli ultimi due o tre capitoli non sono stati all'altezza del resto del libro.
Con "La caverna" ero rimbalzata contro il muro di parole senza punteggiatura e contro una cappa opprimente che mi rendeva troppo pesante proseguire la lettura.
Il questo libro, forse perchè è il primo (e più scolastico a detta di alcuni) la scrittura è più "ortodossa" e si segue splendidamente. Non che le vicende raccontate non siano opprimenti, anzi lo sono eccome nella loro normalità, ma sono esposte in una forma così perfetta che la lettura scivola come l'olio, e mi fermo solo per tornare indietro a rileggere frasi e concetti che mi hanno colpita.
"Lucernario" è un invito a scoprire Saramago partendo dall'inizio e proseguendo poi in ordine, evolvendosi di pari passo con lui ed abituandosi ad apprezzarlo. Mi sono accostata a questo autore grazie a "Il quaderno" e alle interviste da lui rilasciate, le quali mi avevano profondamente colpita per la sua assoluta libertà e saggezza. Ma il quaderno e le interviste sono una cosa a se stante, che non è dipendente bensì complementare al suo essere romanziere. Di questo libro, oltre alla meravigliosa scorrevolezza, mi ha colpito la grande capacità di analisi dei personaggi, caratterizzati nella loro normalità di persone comuni e nel loro dramma piccolo o grande che sia.
Molte frasi mi hanno colpito ma una in modo particolare, forse perchè l'ho trovata particolarmente calzante al periodo di crisi economica che stiamo vivendo:  
" Lì, a casa, miseria non ce n'era, e a tavola c'era da mangiare a colazione, pranzo e cena, ma c'era la rigidità del bilancio ristretto, da cui era stato escluso tutto il superfluo, perfino quel superfluo necessario senza il quale la vita dell'uomo rasenta quasi il livello della vita degli animali."

lunedì 3 dicembre 2012

Momenti di trascurabile felicità di F.Piccolo

Copertina di Momenti di trascurabile felicità

La felicità non è mai trascurabile, e alcuni momenti descritti qui mi sembrano tutt'altro che felici.
La prima impressione è stata che questi momenti di trascurabile felicità oscillino tra il masochismo e la cinica rivalsa con qualche sprazzo di purezza dell'anima... alcuni pensieri sono delle chicche altri sembrano frutto di un ameba che non ha il coraggio di prendere la vita di petto...non so, le pagine dell'agosto a Roma mi hanno letteralmente fatto venire l'ansia, lui che si trastulla nel non fare e nel non prendere iniziative reali con la donna di cui parla...mi veniva voglia di dirgli "e non farti scivolare le cose addosso così! che c'è di felice nel comportarsi da invertebrato?"
Altri passaggi sono stati divertenti perchè ti ritrovi un po' nella piccola meschinità dell'io narrante, forse il divertente è la purezza con cui l'autore mette a nudo manie, elucubrazioni ed egoismo del protagonista. Viene fuori un personaggio talvolta odioso talvolta simpatico, c'è una leggerezza nell'esporre i pensieri che irrita ma fa sorridere, forse perchè alla fine tutti abbiamo delle piccinerie e delle meschinità, viene fuori un protagonista antieroe tutto sommato simpatico....ma da non sposare assolutamente !!!!
Consigliato come lettura da fare a spizzichi nei brevi momenti di pausa.