martedì 20 gennaio 2015

Lacci di Domenico Starnone


Non è un romanzo per giovani.      (4,2 stelle)

Questo breve romanzo ci porta in un'atmosfera carveriana dove però, al contrario di Carver,  Starnone lascia ben poco di interrotto, entra nella storia come un coltello per definire in modo preciso i meccanismi letali che si creano all'interno della famiglia e della coppia e non ci offre un fotogramma, bensì un film intero.
Non mi sento di consigliarne la lettura ai giovanissimi perché troppo disincantanto, troppo vissuto, forse troppo reale, ma anche troppo negativo con il suo fardello di ideali disattesi e di cattiverie talvolta inconsapevoli e talvolta meditate.
E' un libro degli anta, dove chi ha già alle spalle un po' di vita può ritrovarsi in parte nei personaggi, nelle loro aspirazioni, nelle loro meschine fragilità, nella loro vigliaccheria del lasciar correre la vita su un binario morto.
Personalmente ho ritrovato me stessa, anche se non completamente, sia nel personaggio maschile che  in quello femminile della coppia, molto meno nei figli, probabilmente perchè mi sono apparsi così odiosi da rigettare a priori qualsiasi somiglianza con loro.
La storia scritta da tre diversi punti di vista ha il grande pregio di evidenziare come alla fine ognuno trovi in ciò che accade ciò che vuole o può vedere; di mostrare come un atteggiamento di X volto ad uno scopo venga interpretato da Y in modo diametralmente opposto, di come ogni persona viva le situazioni a modo suo e le rielabori in modo personale, di come l'incomunicabilità stia alla base di qualsiasi rapporto umano.
La scrittura è molto scorrevole, mai banale, ma senza virtuosismi che ne rendano la comprensione ostica, è diretta e molto comunicativa, capace di far percepire molto bene gli stati d'animo dei personaggi. 
"Lacci" mi ha ricordato molto il film "Ricordati di me" di Gabriele Muccino, dove la famiglia viene smontata pezzo per pezzo rivelando una struttura oltre che fragile anche malata.
Non ho trovato questo libro un capolavoro da caldeggiare enfaticamente, però si tratta di un'ottima lettura che mi sento di consigliare a chi abbia voglia di leggere un romanzo breve, disincantato, amaro e un po' cattivo nella sua verità.

Citazioni:

 "Ci consideri una malattia che ti ha impedito di crescere, e senza di noi speri di recuperare."


"È difficile soffrire in modo simpatico."



"Chiami questa tua frenesia partecipazione. <...> assumi idee e parole dei libri che vanno per la maggiore e le metti in scena, sei del tutto soggetto alle convenzioni e alle mode imposte da chi conta sul serio, gente tra cui speri di inserirti presto. <...> Continuerai cosí per sempre, non sarai mai quello che vuoi ma quello che capita."

"Perché avevo chiuso in un cerchio certe parole. Cosa mi aveva spinto a tracciare punti esclamativi a lato di un brano che ora, a rileggerlo, mi pareva insignificante. <...> Ero quel materiale? Ero i freghi sui libri letti, ero i foglietti zeppi di titoli e citazioni..."

"Sandro e Anna avevano imparato presto che ogni mia apparizione avrebbe comportato il dolore incontrollato della madre. Cosí, se forse in principio mi aspettavano per il piacere di rivedermi e speravano che restassi per sempre, poi cominciarono a concentrarsi fintamente sui loro giochi o sugli spettacoli della tivú, augurandosi intanto che me ne andassi prima che la tempesta scoppiasse."

"Mi dimostrava punto per punto – col rigore logico di cui era sempre stata capace e che adesso si era accentuato – che non davo risposte adeguate alle domande mute dei nostri figli, che deludevo le loro attese."

"E mi impose una sorta di recita quotidiana volta a dimostrarmi quanto lei fosse giovane, bella, elegante, libera, assai piú della ragazzina per la quale l’avevo lasciata."

"Quando mi hai lasciata, ho sofferto soprattutto per quello che di me ti avevo inutilmente sacrificato. E quando ti ho riaccolto in casa, l’ho fatto solo per farmi restituire ciò che ti eri preso."
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