giovedì 24 marzo 2016

Quando deve sentirsi uno scrittore responsabile per le sue parole?

Questa settimana la domanda del Circolo 16 è: Quando deve sentirsi uno scrittore responsabile per le sue parole?

Conscio dell’effetto che le proprie parole potrebbero avere su chi le legge, uno scrittore dovrebbe porsi una sorta di etica della scrittura? Siamo responsabili per il modo in cui vengono interpretate le nostre parole? È corretto limitare la propria poetica anche solo per il tenue rischio che questa possa essere interpretata in modo estremo dalla persona sbagliata?

È una questione più elevata e più generale quella che vi pongo: avvertite mai il peso della responsabilità per ciò che scrivete?

Ed eccomi qua… sempre più difficile far parte di questo circolo perchè pare che la domanda sia rivolta ad uno scrittore, ma io scrittrice non sono…ma sono artista, quindi faccio ogni volta una sorta di deviazione mentale e mi pongo la domanda riferita più alla pittura che alla scrittura, anche se ovviamente scrivo sui miei blog.

La risposta riferita alla pittura è NO. La risposta riferita alla scrittura sui blog è NI.

Non mi sento responsabile dell’effetto che la mia comunicazione artistica può avere su chi ne fruisce. O meglio mi sento responsabile, per ciò che esprimo e affermo, ma non mi sento responsabile per come l’altro lo riceve o lo interpreta.

Mi pare ovvio che ciò che dipingo o che scrivo sui blog sia in linea con la mia etica umana, sono consapevole che non posso piacere a tutti, e di piacere agli ottusi e ai bigotti non me ne frega nemmeno… Diciamo che cerco di essere abbastanza libera quando realizzo un’opera e che dico le cose abbastanza fuori dai denti quando scrivo sul blog, ovviamente stando attenta a non incorrere in censure facendo nomi ( vedi il post “Le puttane dell’Arte”).

Questa mia libertà comunque viene quasi sempre censurata, un chiaro esempio è stata la mia serie pittorica NOTabù incentrata sulla rappresentazione di falli, vulve e seni, che nessuno ha avuto il coraggio di esporre…Comunque capita anche, per fortuna,  di incontrare persone dalla mente più fluida che con atti di coraggio, considerando che siamo in provincia, mi espongono un quadro apertamente gay friendly come nel caso di We are family.  In effetti sì,  posso dire che in piena consapevolezza dipingo e scrivo ciò che penso, senza troppo pensare agli effetti postumi, ma non so dire se sia un bene o un male, dico solo che non so fare altrimenti, sono sempre stata una che ci mette la faccia.

In un certo senso vengo censurata spesso anche quando scrivo, spesso tacciata di superbia semplicemente perchè la diplomazia non è il mio forte, ma non trovo giusto limitare il mio pensiero o la mia creatività per non urtare il lettore dei miei post o il fruitore dei miei quadri…tanto come fai sbagli e non puoi accontentare tutti, quindi l’unico modo possibile è essere coerenti con sé stessi e stop.

L’unica censura che mi pongo è quella relativa al rispetto per gli altri, ci sono limiti, difficilissimi da stabilire purtroppo, che non devono essere valicati. C’è differenza tra l’esprimere il proprio pensiero, sia a parole che mediante la pittura, e l’essere offensivi verso qualcuno, spesso il limite non si vede bene e finisce che facciamo del male a qualcuno a cui non vogliamo, tuttavia spesso le persone si risentono anche se il nostro modo di esprimerci è stato corretto, si offendono semplicemente perchè la pensiamo in modo diverso, e questo diventa un problema loro.

Quindi, per sintetizzare, tanto peso non lo sento per ciò che esprimo, lo sento più che altro per  il fatto di non essere capita o di essere circondata da mummie viventi che se potessero vestirebbero anche i nudi della Cappella Sistina dipinti da Michelangelo.


Archiviato in:#settimanale16, Circolo16

from WordPress http://ift.tt/21IKJkg
via IFTTT
Posta un commento