venerdì 1 maggio 2015

Due libri "abortiti"

Ci sono dei libri di cui immediatamente riconosci il valore assoluto, ma che per una ragione o per l'altra non riescono a catturarti e a farsi leggere fino in fondo. E' il caso di "Justine" di Lawrence Durrell e di "Che tu sia per me il coltello" di David Grossman, curioso che siano capitati sul mio cammino nel corso dello stesso mese. 
Nel caso del primo sono riuscita a portarlo con fatica fino a metà per poi cedere definitivamente all'abbandono, per il secondo invece mi sono limitata ad una sessantina di pagine e a spizzicare qua e là per rendermi conto se era il caso di proseguire o meno, ed ho deciso di accantonarlo. Non li darò in pasto ai pescecani, può anche darsi che più avanti possa riprenderli, ma per adesso sono letture che, seppur a malincuore, ho dovuto abortire, sto attraversando una fase di grande stanchezza in cui non avanza nessuna energia per potermi concentrare in letture per me così faticose.


Justine

Editore: Longanesi & C. (I libri pocket, 30)
Lingua:Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Paperback
Data di pubblicazione:  | Edizione 1
Traduttore: Liana M. Johnson




La motivazione principale che mi ha spinta ad abbandonare questo libro è la difficoltà della lettura. Sicuramente non ho la cultura necessaria per poter comprendere molti passaggi e di conseguenza la noia, dovuta all'incomprensione, ha preso il sopravvento; mi sono ritrovata a chiudere gli occhi leggendo frasi per me vuote di significato, elucubrazioni inconcepibili. Sono riuscita ad arrivare a metà solo perché le parti che riuscivo a comprendere sono scritte con uno stile eccellente e propongono ragionamenti filosofici interessanti; ma ciò non è bastato, mi sono dovuta arrendere all'evidenza che leggere due pagine per sera non è leggere, bensì stentare.


Che tu sia per me il coltello

Editore: Mondadori (Oscar contemporanea)
Lingua:Italiano | Numero di pagine: 336 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue)
Isbn-10: 8804588195 | Isbn-13: 9788804588191 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2
Traduttore: Alessandra Shomroni




Grossman è indubbiamente un genio dell'animo umano e della letteratura, lo si capisce subito, sono bastate poche frasi a farmelo capire, ma questo libro per me è un macigno. Non amo particolarmente lo stile epistolare, in questo caso c'è l'aggravante (che potrebbe essere vista come un pregio) che buona parte del romanzo è epistolare a senso unico. Yair, il protagonista, ci sommerge, ci inghiotte in una voragine creata dai suoi pensieri a raffica, buttati giù nelle lettere inviate a Myriam, le cui risposte si intuiscono soltanto dai riferimenti di Yair. Questa valanga di pensieri e parole mi hanno sommersa, soffocata, ho trovato quest'uomo insopportabile, invadente, opprimente. Se mi fossi trovata al posto di Myriam sicuramente lo avrei denunciato per stalking. Ciò che mi ha rattristato nell'abbandonare questo libro è che in questo marasma di pensieri ci sono comunque delle gemme rare di poesia e di concetto che vale la pena assaporare, ma per me è fondamentale che nella lettura ci sia anche un piacere, e qui invece ho provato solo claustrofobia, una sensazione che nel mio stato di affaticamento attuale non è sopportabile, nemmeno in nome della buona letteratura.

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