lunedì 16 marzo 2015

Il ventre di Napoli di Matilde Serao

Il ventre di Napoli  Bur
Collana: GRANDI CLASSICI BUR
Prezzo: 8.90 €
Pagine: 182
Formato libro: 20 x 13
Tipologia: BROSSURA








Dall'800 con furore  (4,8 stelle)    

Pensavo di trovare un romanzo antico, e invece ho trovato una serie di invettive di taglio giornalistico che di romanzo non hanno niente. Matilde Serao denuncia con passione e vigore tutta una serie di problematiche che attanagliavano la città di Napoli alla fine dell'800 e all'inizio del '900; lo sguardo è lucido, intelligente, la proprietà di linguaggio nell'esprimersi e nel focalizzare i problemi è sconcertante. Di antico questo libro ha solo il modo di scrivere, che ovviamente non può essere quello di un autore contemporaneo, per il resto vi si trova un'attualità di pensiero e di problematiche che lascia a bocca aperta. Chiaramente la città di Napoli oggi non vive le situazioni descritte dalla Serao ma credo che stia ancora pagando le conseguenze di ciò che era la vita nel periodo in cui questo libro è stato scritto. Soprattutto per quanto riguarda certi meccanismi umani e politici o certe questioni si può tranquillamente affermare che ciò che scriveva l'autrice può essere tutt'oggi ritenuto valido, e non mi riferisco a paesi sottosviluppati dove ad ora la realtà napoletana dell'800 è la norma, bensì alla stessa Italia, in cui alcuni modi di pensare e di agire continuano ad agire indisturbati e ad affossare sempre più le classi meno abbienti e disagiate.
Leggendo i classici mi sto accorgendo sempre più che ci sono alcune cose che restano immutate nel tempo, che nonostante l'agire, l'arrabattarsi di chi ha buona volontà, alla fine il mondo gira e si rinnova senza mai cambiare profondamente, i cambiamenti sono apparenti, le migliorie arrivano ad un certo punto e poi si arrestano, come se fosse insito nell'umanità l'errore, come se l'uomo fosse destinato a non arrivare mai alla sua parte migliore bensì abbia la condanna di lottare coi mulini a vento nei secoli dei secoli.
Questa scrittrice coraggiosa e senza peli sulla lingua ha gridato la disperazione dei più deboli e rassegnati, ha denunciato l'ipocrisia delle bonifiche e delle ristrutturazioni di facciata, ha sbattuto in faccia a tutti quella verità lurida e maleodorante dei quartieri popolari dove la gente viveva peggio delle bestie, ha saputo analizzare le manie e le abitudini dei napoletani in modo esemplare, ha evidenziato mali che ancora oggi portano alla rovina migliaia di persone ( gioco, usura ecc.)
Leggendo le parole della Serao non ho potuto fare a meno di fare un paragone con una giornalista dei giorni nostri: Milena Gabbanelli, la quale porta avanti le sue scomode inchieste, collezionando denunce e diffide, senza farsi intimidire; spero che chi mi legge abbia visto almeno una volta Report, il programma che Milena Gabbanelli conduce, tuttavia se non ne fosse a conoscenza invito caldamente a seguire questo LINK e ad informarsi in merito. 

Le Citazioni saranno molte ed estese, perchè vorrei trasmettere il più possibile il messaggio della Serao ed invogliare alla lettura de "Il ventre di Napoli" quale esempio di denuncia sociale valida in ogni tempo.


"tutta questa rettorichetta a base di golfo e di colline fiorite, di cui noi abbiamo già fatto e
oggi continuiamo a fare ammenda onorevole, inginocchiati umilmente innanzi alla patria che soffre;
tutta questa minuta e facile letteratura frammentaria, serve per quella parte di pubblico che non
vuole essere seccata per racconti di miserie"

"Per distruggere la corruzione materiale e quella morale, per rifare la salute e la coscienza a
quella povera gente, per insegnare loro come si vive - essi sanno morire, come avete visto! - per dir
loro che essi sono fratelli nostri, che noi li amiamo efficacemente, che vogliamo salvarli, non basta
sventrare Napoli: bisogna quasi tutta rifarla."

"Non è dunque una razza di animali, che si compiace del suo fango; non è dunque una razza
inferiore che presceglie l'orrido fra il brutto e cerca volenterosa il sudiciume; non si merita la sorte
che le cose gl'impongono; saprebbe apprezzare la civiltà, visto che quella pochina elargitagli, se l'ha
subito assimilata; meriterebbe di esser felice.
Abita laggiù, per forza."

"Questo guazzabuglio di fede e di errore, di misticismo e di sensualità, questo culto esterno
così pagano, questa idolatria, vi spaventano? Vi dolete di queste cose, degne dei selvaggi? E chi ha
fatto nulla per la coscienza del popolo napoletano? Quali ammaestramenti, quali parole, quali
esempi, si è pensato di dare a questa gente così espansiva, così facile a conquidere, così
naturalmente entusiasta? In verità, dalla miseria profonda della sua vita reale, essa non ha avuto
altro conforto che nelle illusioni della propria fantasia: e altro rifugio che in Dio."

"Il lotto, il lotto è il largo sogno, che consola la fantasia napoletana: è l'idea fissa di quei cervelli
infuocati; è la grande visione felice che appaga la gente oppressa; è la vasta allucinazione che si
prende le anime <...> Dove vi è un vero bisogno tenuto segreto, dove vi è uno spostamento che nulla vale a riequilibrare, dove vi è una rovina finanziaria celata ma imminente, dove vi è un desiderio che ha tutte le condizioni dell'impossibilità, dove la durezza nascosta della vita più si fa sentire, e dove solo il danaro può esser rimedio, ivi il giuoco del lotto prende possesso, domina <...>come tutti i rimedi fittizi che nascono dalla miseria, esso produce miseria, degradazione, delitto."

"il popolo napoletano si mette nelle mani dell'usura: il vero cancro, di cui muore."

"In tutte le città civili, queste mandre di bestie utili ma sporche e puzzolenti, queste vacche non si vedono per le vie: il latte si compra nelle botteghe pulite e bianche di marmi.
A Napoli, no: è troppo pittoresco il costume, per abolirlo. Nessun municipio osa farlo. "

"Da quanti anni non viene, qui, un sindaco, un assessore? Da quanti anni non si lavano, queste vie? Da quanti mesi non si spazzano? Tutto il letame delle bestie e delle persone e delle case, tutto è qui e nessuno ce lo toglie, qui, sull'orlo della civiltà novella, dietro ai palazzi sontuosi!"

"E, in ultimo, sapete che è accaduto? Che il popolo, non potendo abitare il Rettifilo, di cui le pigioni sono molto care, non avendo le traverse a sua disposizione, non avendo delle vere case del popolo, è stato respinto, respinto, dietro il paravento! Così si è accalcato molto più di prima; così il
Censimento potrebbe dirvi che tutta la facciata del Rettifilo, è poco abitata, e tutto ciò che è dietro,
disgraziatamente, è abitato più di prima; che dove erano otto persone, ora sono dodici; che lo spazio
è diminuito e le persone sono cresciute; che il Rettifilo, infine, ha fatto al popolo napoletano più male che bene!"

"Ma si permetta a un'anima solitaria e ardente di passione, pel suo paese, come è la mia, di
chiedere una parte di tutto questo, una povera, piccola parte per migliorare le condizioni igieniche e
morali del popolo napoletano. Non si chiedono milioni, poichè i milioni hanno fatto fiasco
nell'opera del Risanamento, e nessuno, naturalmente, vuol dare più milioni, quando i primi sono
stati spesi male o perduti, per fatalità quasi che una mano misteriosa perseguitasse questo buon
popolo nostro"

"Un cattivo odore di stantio, di cose antiche e consunte, tenute troppo tempo chiuse e tirate
fuori, si è diffuso nell'aria che respiriamo, da qualche giorno. Nei primi comizî, nei primi proclami,
con una certa finzione di serietà, anche, son venuti fuori dagli armadi sgangherati della rettorica
amministrativa: il partito clerico-borbonico, il partito clerico-moderato, il partito socialistoide, il
partito anarcoide e, persino, guarda, guarda, quella consumatissima cosa che è il partito liberale. È
come un mucchio di ferri vecchi polverosi e arruginiti, tirato fuori da un camerino di sbarazzo:
come un fagottello di cenci sdruciti e sporchi, disciolto, in terra. La polvere acre si distacca da tutto
questo tritume: la muffa si attacca, viscida, alle mani di chi vi si accosta: e il libero aere ne è ammorbato. La gente passa, si tura il naso, alza le spalle e sorride di scherno. Per molti anni, queste parole, queste frasi, ebbero un contenuto di vita: ma il tempo è trascorso e i tempi si sono mutati:
ma tutto questo è vuoto, è floscio, è senza colore, è senza sangue, è simile al palloncino di pelle che
era leggiero, volava in aria, aveva i bei colori della gioja, che il bimbo ha rotto e che è, adesso, uno
straccetto ignobile."

"Non so da quanti anni si sta delirando e spendendo intorno al Maschio Angioino, sempre e la cancrena più ributtante divora il popolo napoletano, confitto nelle tenebre dell'ignoranza: e neppure i cattolici che da Cristo Signore Nostro avrebbero dovuto apprendere l'amore dei piccoli e degli oscuri, fanno niente. I socialisti domandavano la refezione scolastica: e avevano ragione, ma prima della refezione che andrebbe a figliuoli delle persone agiate, aprire delle scuole, aprirne altre cento, dappertutto, ecco quella che è la carità sociale, la solidarietà sociale!"

"il difetto di cui tutti siamo malati, è la fretta, poichè noi siamo, anche, malati di superficialità"
Matilde Serao da "Il ventre di Napoli"


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