mercoledì 16 luglio 2014

Il Clandestino di Mario Tobino

Copertina di Il clandestino

La semplicità e l'intelligenza di Tobino (4,5 stelle) 
 
Un libro umanamente e storicamente molto bello, ambientato nel periodo seguente l’ 8 settembre 1943 a Medusa, nome fantastico di una città di mare toscana, nella quale per chi è della zona è riconoscibilissima Viareggio.
Unico difetto de “Il Clandestino”: un po’ lungo; ma me la sono presa comoda per leggerlo perché valeva davvero la pena.
Credo di aver capito di più sulla seconda guerra mondiale con questo romanzo piuttosto che avendola studiata sui libri di scuola.
Quello che mi ha appassionata maggiormente è il lato umanissimo con cui si parla dei molti protagonisti, la visione psico-sociale dei fatti storici che sono esposti con profondità e con dovizia di particolari relativi agli stati d'animo di chi li vive, la genesi degli accadimenti di quel periodo.
Ho trovato il racconto più bello all'inizio che verso la fine, il finale pare quasi tirato via, sembra che Tobino sia stato maggiormente interessato a raccontare come inizia la lotta partigiana, come si forma, cosa spinge i giovani protagonisti a creare "il clandestino" piuttosto che a raccontarne l'epilogo.
Un romanzo che mira soprattutto all'aspetto psicologico umano dei personaggi, dove si indagano rossi e neri quasi allo stesso modo; attraverso quest’analisi della situazione dopo l’armistizio di Badoglio, possiamo capire meglio la grande confusione che si è generata durante la seconda guerra mondiale in Italia e le conseguenze che ne sono derivate.
Si capisce benissimo che l'autore si schiera per i partigiani, tuttavia approfondisce con coscienza e discernimento anche gli atteggiamenti dei fascisti senza facili invettive. Non è un romanzo estremo, dove i buoni sono solo buoni e viceversa, dove le convinzioni sono in tutti fortissime e univoche, nel Clandestino entrano a far parte molti uomini diversi tra loro per estrazione sociale e livello culturale, mossi anche da convinzioni differenti, ma uniti dall’amore per l’Italia. Leggendo questo libro pare che molti siano anche diventati partigiani scegliendo il male minore : "questi giovani sono impreparati politicamente, non hanno avuto le nostre passioni, sono diversi, spinti da un personale interesse e potrebbero portare confusione nel movimento, ma noi li educheremo,…” (Cit. Pag. 511)
Anche tra i fascisti non tutti erano fanatici e picchiatori, c'erano anche quelli che entravano a far parte del fascio per comodità o per una sorta di scontentezza : "dovevamo essere con lui più accoglienti, più cordiali. Forse in certe conversazioni sono stato troppo frettoloso. È uno scontento, si è sentito umiliato per mancanza di stima, anche a scuola nessuno lo considerava e ci ha sofferto; si vuole rifare, vuol far paura.” (Cit. Pag. 263)
Bellissima la descrizione del ventennio fascista ( che detto tra noi a me ricorda anche un altro ventennio molto più recente...):
"potrebbe sembrare incredibile che uomini di nessuna qualità che per caso, senza nessuna loro virtù, solo per le antiche tristi ragioni della storia italiana, si erano trovati per vent'anni a comandare, abusare, soddisfare la libidine, dopo aver constatato il 25 luglio com'erano disprezzati, derisi, da tutti accusati della rovina nazionale, ora, appena ritornato oblique e circostanze, si dimenticassero di tutto, di nuovo avvinti da un ottuso livore, dominati dalla cecità, preda della cattiveria e fossero già pronti a ricominciare, <...> l'ignoranza, insieme alle basse passioni, si era così incrostata dentro di loro da togliere ogni luce alla regione.”
Potrei andare avanti con le citazioni all’infinito ma dovrei riportare almeno metà del libro per far comprendere a fondo tutto ciò che mi ha colpito e che mi ha aperto spiragli di luce sulla nostra storia.
Seppur un tantino arcaico nello stile letterario è un romanzo che consiglio di leggere a tutti, per la sua visione lucida ma non distante dai fatti e per l’amore verso l’umanità coi suoi pregi e difetti che traspare dalle parole dell’autore. 

Considerazione: Tra le estremità ideologiche c'è sempre la maggioranza che sta nel mezzo, che si barcamena, che non ha fortissime convinzioni e finisce per appoggiare l'una o l'altra parte più per debolezza o per proprio tornaconto che per una reale convinzione morale.  
 


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