martedì 13 agosto 2013

L'angelo nero di Antonio Tabucchi

Copertina di L'angelo nero

Sono malata
Non c'è altra spiegazione, sono malata di Tabucchi. Anche quando non lo capisco ho voglia di leggerlo...pensare con trepidazione all'appuntamento con la sua lettura è una cosa da malati di mente! Da quando è morto poi ho la fissazione di non potergli più chiedere spiegazioni...come se ci fosse stato modo di farmele dare da vivo! Credevo davvero che un giorno mi sarei presentata alla sua porta in Toscana o a Lisbona e gli avrei detto: Signor Tabucchi, io devo conoscerla ed ho voglia di parlare con lei. Ma poi, un uomo della sua levatura e intelligenza, perchè avrebbe dovuto perdere tempo con me e con le mie banalissime domande?
Tabucchi è un ammaliatore. Ho trovato questo libro scritto splendidamente, come al solito, ma se devo dire di averlo capito non posso dirlo...forse sono stata troppo condizionata dal cercare l'angelo nero nei racconti e non so nemmeno se l'ho trovato. Una cosa è certa, in questi giorni mi è tornato il coraggio di ascoltare il Fado...non lo ascoltavo da tempo per smettere di frugare nella mia anima melmosa dedicandomi ad altra musica, in cerca di un po' di leggerezza e di pace. Ma non si può ignorare e soffocare per troppo tempo la propria indole e forse, se non altro , questo libro mi ha fatto capire questo. Questi racconti mi hanno fatto venir voglia di studiare, si studiare, non leggere, l'opera di Tabucchi e conoscere quanto posso sugli eventi che l'hanno portato ad essere quello che è stato e quello che ha scritto.
Nel primo racconto ho ritrovato appena accennata la storia di Isabel e Tadeus che avevo avuto modo di incontrare in Requiem (pubblicato subito dopo questo libro se non ricordo male). Questo suicidio deve essere stato per l'autore un dolore non risolto per molto tempo che ha continuato a tormentarlo, infatti sia in Requiem che ne L'angelo nero ho l'impressione che Tabucchi scriva più per se stesso che per una ipotetica platea di lettori, la stesura di questi due libri sembra quasi un'autoguarigione, una catarsi a lui necessaria per andare avanti.
Nel secondo racconto ho sofferto fisicamente, alcuni passaggi sono stati crudeli e terribili. Come sempre mi succede quando si parla di regimi totalitari provo una grande angoscia ed una fortissima avversione per le vicende narrate, ma qui l'autore ha la capacità di saperti portare nei suoi pensieri e non riesci a lasciarlo andare nemmeno se tocca argomenti scomodi. Certo la lettura attrae e respinge anche per i vaneggiamenti di "colui che immagina" come si sono svolti i fatti. Lo scrittore immagina, ricostruisce e, apparentemente senza senso, inserisce cose che non hanno una valenza razionale nella storia,ma noi subiamo comunquequesto fascino surrealista e continuiamo a leggere.
Non commenterò uno per uno i racconti di questa raccolta, dirò soltanto che mi appaiono tutti accomunati da una non soluzione, non ci sono né finali né risposte univoche, Tabucchi genera incertezza, ti da pezzi di vita da leggere senza capo né coda e tu, lettore, ti trovi a percorrere un'altra strada e non saprai mai che via hanno percorso e che fine hanno fatto i personaggi da te incontrati.
L’ultimo racconto mi ha colpito, oltre che per l’inquietudine generatami, per l’evocazione pittorica che mi ha suscitato. Molto "macchiaiolo" nella descrizione dei paesaggi ,mentre nella descrizione cruda e minuziosa degli animali morti mi ha ricordato i quadri di Frida Khalo...per il resto non ho avuto sensazioni pittoriche in merito, ero troppo assorbita dalla fatica del seguire la storia sapendo che, come sempre, sarei arrivata in fondo e sarei rimasta basita. E così è stato.
Citazione: Penso che le storie non cominciano, le storie accadono e non hanno un principio. O almeno quel principio non si vede, sfugge, perchè era già iscritto in un altro principio, in un altra storia, il principio è solo una continuazione di un altro principio. (tratto da Staccia Buratta)
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