martedì 13 agosto 2013

La ladra di Mario Tobino

Copertina di La ladra

Beata ignoranza?
In questo breve romanzo Tobino sembra farci riflettere su quanto sia giusto interferire con la vita delle persone, se sia un bene o meno voler portare in un mondo più elevato chi ha sempre vissuto nell'ignoranza, se quello che facciamo per migliorare gli altri in fondo è solo una ricompensa per il nostro ego. A volte, per fare del bene, succede che chi riceve questo bene ne ha la vita sconvolta e alla fine ne risulta un male. Leggendo questo libro mi sono venuti in mente i missionari che hanno portato la nostra cultura e la nostra civiltà tra popoli che vivevano quasi allo stato primitivo, è stato un bene oppure era giusto che questi popoli seguissero una loro naturale evoluzione senza interferenze? Sinceramente non so rispondere. O meglio, delle risposte potrei anche darmele, ma se analizzassi il problema in modo approfondito, finirei per scrivere una recensione troppo lunga, ma, poichè trovo le recensioni lunghe scoraggianti, allora in questo momento preferisco desistere.
Questo è il primo libro di Tobino che leggo, mi ha colpito all'inizio per il suo stile un po' arcaico. La narrazione procede con il tono delle favole per bambini. Ho avuto l'impressione che l'autore abbia volutamente usato uno stile di scrittura consono alla protagonista raccontata, infatti questo modo di scrivere si modifica durante lo svolgimento della storia, proprio come si evolve la mente di Assunta. All'inizio la storia si dipana con la semplicità che rispecchia la vita "senza seghe mentali" della protagonista, la quale è talmente presa dalle cose da fare ogni giorno che nemmeno si accorge di avere una mente pensante. Quando la donna prende consapevolezza di sé in seguito alle attenzioni della sua datrice di lavoro, si evolve intellettivamente e con lei la narrazione.
Questa evoluzione intellettiva però porta dolore e rimuginamenti mentali. Man mano che si prende coscienza i pensieri semplici diventano elucubrazioni (talvolta sterili)e, in una mente abituata all'elementarietà, questi pensieri diventano grovigli che si accartocciano su se stessi portando sofferenza e azioni insensate.
Non è un caso se i modi di dire affermano che meno si sa e più siamo sereni.
"Beata incoscienza", " Il riso abbonda sulle bocche degli stolti", "Si stava meglio quando si stava peggio" e così via, sono tutti modi di dire che sembrano asserire proprio che la coscienza di sé e la cultura portano inevitabilmente allo stare peggio.
Personalmente sono d'accordo, ma sono felice di essere infelice grazie a quella poca cultura che ho perchè, per dirla in breve, credo che l'uomo non sia nato per vivere una vita da bestia, con tutto il mio rispetto ed il mio amore per gli animali.
P.s. Anche le bestie talvolta vogliono elevarsi ad un grado superiore...Mio marito ed io abbiamo notato che uno dei nostri gatti ci osserva continuamente e poi cerca di rifare ciò che ha visto fare a noi in base ai suoi desideri primari, come ad esempio accendere la luce o prendere le cose che gli interessano dentro i cassetti...e con questo ho detto tutto.
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