lunedì 5 agosto 2013

Gente di Dublino di J.Joyce

Copertina di Gente di Dublino

Un capolavoro deprimente
Da tempo volevo accostarmi a questo autore e alla fine ci ho provato, ma senza trarne alcun piacere. Se l'intento era, attraverso questi racconti, di rendere un atmosfera stagnante di immobilità e frustrazione, Joyce ci è riuscito perfettamente. Di indubbio valore letterario quest'opera ha la capacità di lasciare insoddisfatti, di frustrare il lettore con un prosieguo della storia che non arriva. I personaggi restano bloccati nella loro condizione misera, ho avuto la sensazione di affacciarmi alla loro finestra, di stare lì e vedere un pezzo della loro vita, per poi allontanarmene mio malgrado lasciandoli irrisolti. E rimango irrisolta anche io, nessuna storia che lasci una buona sensazione, addosso restano solo un malessere e un impotenza che non hanno nemmeno il privilegio di poter sfogare in un pianto liberatorio, il classico pianto smosso dai sentimenti forti, dalla commozione.
Mi chiedo quanto la traduzione di Benati della versione del libro che ho io influisca sullo stile di questi racconti. Nella prefazione ad opera di Italo Svevo, coevo di Joyce, si nota un'uso arcaico della lingua italiana, cosa che non avviene in questa traduzione del 1994. La domanda è : quanto ha reso fluida e moderna la narrazione il traduttore? Forse per saperlo dovrei leggere un'altra versione meno recente, ma non ci penso nemmeno lontanamente.
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